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Cecco Torre

Cecco Torre nasce tra le brume di novembre del 1966. E’ il secondo genito della famiglia e trova ad aspettarlo un fratello più grande di lui di soli 20 mesi.

Da piccolo tartagliava a causa di una leggera dislessia. Ai nostri giorni sarebbe stato un problema da poco, ma nei primi anni settanta, quando Cecco iniziò a frequentare le elementari, il guaio era estremamente serio.

IL TARTAGLIONE

La scuola, per come era impostata non ammetteva che esistessero forme di intelligenza differenti rispetto allo standard, ed il Cecco, che non riusciva a leggere bene perché confondeva le lettere e che scriveva pagine piene di errori perché l’ortografia era un nemico invincibile, visse un periodo di estrema frustrazione.

La mamma Maria Luisa lo seguiva nei compiti a casa e lo aiutava con grande pazienza, ma la difficoltà che aveva nell’apprendere cose che per gli altri bambini erano facili, finiva per rendere tutto estenuante.

Se si aggiunge il fatto che il fratello Stefano, di poco più grande, era sempre il primo della classe, si riesce ad inquadrare appieno il senso di disagio che il Cecco doveva provare da piccolo.

Vi era però un mondo nel quale le lettere dell’alfabeto ed i numeri non esistevano, almeno in forma scritta, nel quale Cecco poteva spaziare a suo piacimento e persino primeggiare, un mondo bellissimo fatto di persone, di luoghi ed anche di lavoro e persino fatica, ed era la campagna.

Cecco così iniziò a trovare al Maiolo e nella campagna la sua realizzazione, la sua rivincita.

Si impegnava come un matto per svolgere le piccole mansioni che gli venivano assegnate, desiderando sempre andare oltre, fare qualcosa di più di quello che gli veniva richiesto.

Nulla era affascinante come il vedere la campagna fiorire e dar frutto, dal frumento all’uva, dal miele al fieno, dal granturco alle galline ed ai conigli.

Già a dieci anni Cecco svolgeva lavori con la perizia e la forza di un ragazzo con il doppio dei suoi anni.

IL TRATTORE FIAT 455

Il trattore a cingoli iniziò a guidarlo che ancora non arrivava ai pedali dei freni con i piedi e doveva alzarsi in piedi per schiacciarli.

Il trattore del Maiolo, che è ancora lo stesso di 40 anni fa, nonostante una riverniciatura ed un cambio di chassis, è un cingolato FIAT 455 che il nonno Marcello comperò usato da un rivenditore di macchine agricole di Riva. Un macchinario di altri tempi, indistruttibile, uno di quei trattori che si possono lasciare in eredità per generazioni.

E quel “cingolo” rimasto in eredità indivisa fra Stefano e Cecco è diventati una sorta di simbolo della continuità tra le generazioni.

A dire il vero l’ultima volta che venne ristrutturato il meccanico sbagliò adesivo ed attaccò quello del 505 C ovvero di un altro trattore! ... stava sistemando anche un 505 C al quale è stato appiccicato l’adesivo del nostro 455.

Siccome però attaccare un adesivo ad una carrozzeria non è come attaccare un normale adesivo che puoi anche staccare ... questo dobbiamo tenerlo fino alla prossima ristrutturazione ... che spetterà probabilmente alla prossima generazione.

GIOCHI DI BAMBINI

Ma gli anni settanta non erano solamente un tempo nel quale i bambini si ritrovavano coinvolti nei lavori dei campi, perché era un’epoca nella quale si giocava tantissimo.

Il limite, il confine oltre il quale non si osava andare era ben più in là di quello di oggi, e negli anni settanta per un bambino a Cassano era normale fare anche molti chilometri per esplorare i dintorni e per trovare altri suoi coetanei.

Con qualcuno si diventava amici e con qualcun altro si era nemici, semplicemente perché non si poteva essere amico di un bambino di Montesanto o di Chiulano, e quelli di molino croce erano al limite.

Cassano era un luogo nel quale giocare era facilissimo, non con tutti e non sempre, ma anche quando emergevano attriti, le contrapposizioni finivano per diventare giochi bellissimi di bande rivali.

L’EREDITA’ DEL MAIOLO

Quando il nonno Marcello morì, il Maiolo Toccò in eredità ai figli ed alla moglie. Cecco, allora poco più che ventenne, voleva impostare una azienda agricola sul fondo, Stefano invece non se la sentiva soprattutto per via della distonia che lo rendeva sempre meno capace di muoversi.

La nonna Maria Luisa fu estremamente determinata nell’appoggiare l’idea di Cecco, e contribuì alla realizzazione di un sogno che era anche suo, con tutto l’ardore di cui era capace, sostenendo il Cecco nei momenti di scoraggiamento e spronandolo in quelli belli.

Intanto Cecco continuò gli studi fino a laurearsi in giurisprudenza e a diventare avvocato, e nel mentre impostava l’azienda agricola presentando in Regione Emilia Romagna piani di sviluppo legati alla imprenditoria giovanile, ricevendo contributi e contraendo debiti, per acquisire terreni, impiantare nuovi vigneti e costruire gli edifici necessari a produrre il vino: la cantina, i portici, le rimesse per le macchine agricole ....

Ma c’era un problema grosso, ed erano gli attriti tra fratelli che sorsero in casa Torre così come un po’ in tutte le famiglie.

In questo caso probabilmente fu il fatto che la Mamma e Cecco fossero completamente dediti all’idea di fondare una azienda vitivinicola ad allontanare Stefano, fatto sta che, poco tempo dopo essersi sposato, decise do trasferirsi nella casa di campagna dei suoceri.

Obtorto collo, continuò comunque a dare il suo contributo stendendo i progetti della cantina e di alcuni edifici che, nel frattempo, venivano realizzati dalla Mamma e da Cecco.

Man mano che il tempo passava si faceva sempre più forte l’attrito tra fratelli, i quali comunque trovavano ragioni per litigare su questioni di secondo piano, riuscendo a non scontrarsi mai sulle cose realmente importanti.

La nonna Visa, come la chiamava il nipotino Marcellino, cercava sempre di mediare posizioni contrapposte, da un lato Cecco, esuberante ed entusiasta, dall’altro Stefano, critico ed attento a mettere in evidenza i problemi rappresentati dallo startup di una nuova azienda.

Stefano, esperto di marketing e di internet, metteva a fuoco le problematiche del dover piazzare il prodotto della azienda su un mercato tutto da costruire, Cecco invece si concentrava esclusivamente sul produrre un vino di qualità.

Il risultato è che venne sottovalutata la fase commerciale con problemi seri che ebbero poi ripercussioni sulla organizzazione della azienda.

L’ALZHEIMER DELLA MAMMA

Ma molto più che la sottovalutazione del marketing, male da poco in una azienda giovane, a farsi sentire sul ritmo con il quale l’azienda progrediva, fu l’Alzheimer della nonna, arrivato in modo repentino e cogliendo tutti di sorpresa.

Cecco decise di dedicarsi a curare la mamma, finendo per sacrificare la attività in azienda.

Ha accompagnato la mamma tenendola per mano fino al suo ultimo attimo di vita ...

E lei ha lasciato in eredità ai figli qualcosa di enormemente più importante dei beni immobili o materiali ed è stata una ritrovata armonia tra fratelli.

Stefano e Cecco hanno trovato nel dispiacere per la morte della mamma la capacità di andare finalmente d’accordo, la capacità di discutere sulle cose, la sapienza di valutarsi reciprocamente senza pregiudizi.

IL MAIOLO

E dall’armonia familiare è scaturita una nuova stagione per il Maiolo che, grazie a Cecco, ha finalmente spiccato il volo sia da un punto di vista commerciale, trovando sbocchi di mercato persino i Giappone, sia da un punto di vista produttivo con nuovi sistemi di organizzazione del lavoro.

Oggi si parla di impiantare uva bianca .... ma è un capitolo tutto da scrivere

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