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La Peula

La Paola Merli, detta Peula, viveva nel mezzo del paese vicino alla fontana.

La casa non era mai stata finita, mancava poco a dire il vero, ma si trattava di quelle finiture in assenza delle quali l’edificio appare, come dire, non dogato, in disordine.

Era sposata con un muratore che si chiamava Ennio e di mestiere tirava su le figlie. Una delle due era grande, sposata e madre di una bambina, si diceva che fosse bellissima ma non ci fu mai dato di vederla. L’altra era la Francesca, una bambina della nostra età, alta e grassottella, con la quale spessissimo ci trovavamo a giocare.

Lei, la Peula, era una donna determinata e forte, che non si tirava in dietro di fronte ai lavori pesanti e con un’unica debolezza: i ciccioli.

La Paula era nu po’ più che rotondetta, e le sue fattezze rivelavano che mangiare non le dispiaceva.

 

Un giorno, al calar del sole, un gruppo di bambini passava sotto le finestre della casa sua casa.

Era estate, ed i serramenti erano socchiusi. I rumori erano attutiti, lontani.

In quel momento di tempo quasi fermo si udì alta la voce della Peula dire: “Ennio tira l’acqua!” e poi lo sciacquone!

Da allora ogni volta che passo di lì è d’obbligo pensarci ... e sorridere!

La Peula se ne è andata troppo presto, e noi lo si seppe troppo tardi per poter partecipare al suo funerale nella chiesa di Cassano, troppo tardi per poterle dare anche noi l’estremo saluto.

Sopravvive nella nostra memoria, mentre si faceva trasportare dal suo Ennio, sul loro trattorino con il carro incorporato, con un sorriso che metteva allegria, mentre percorrevano la strada verso quello che oggi è il Vidorino del Maiolo, che allora era il loro orgoglio di piccoli proprietari terrieri.
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