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Il Kim, più che un cane quasi un membro aggiunto alla famiglia


Tra i tanti cani da caccia di nostro padre Marcello, quello che è rimasto nella memoria mia e di mio fratello Stefano fu il Kim. Un setter bianco e nero, o meglio, bianco con un occhio nero, di notevole stazza e di una intelligenza quasi umana, che anzi, spesso, sembrava superare in QI quella di certi uomini.

Nel 1972 si trasferì al Maiolo assieme alla nostra famiglia.

Se per noi bambini l’abbandonare Bettola fu uno strappo doloroso che ci costrinse a ricostruire amicizie ed abitudini, per il Kim fu come mettere le zampe in paradiso.

Niente più catene o canile, libero di scorrazzare ovunque volesse fin che il fiato lo sosteneva, libero di esplorare, di annusare, persino di cacciare da solo.

Il Kim al Maiolo era il vero padrone indiscusso, viveva libero e faceva tutto quello che desiderava: aveva persino imparato ad aprire la credenza per rubare le crostate della Nonna Maria Luisa.

Ciò che però turbava quel cane fuori dal comune erano i suoi simili che giungevano in casa, soprattutto se di razza e destinati a diventare cani da caccia del Nonno Marcello.

Gli altri cani, i randagi ed i bastardini, non gli creavano problemi e con loro giocava in modo sfrenato, ma dei cani da caccia che arrivavano in casa ea geloso in modo maniacale.

Quando si presentava un cane nuovo, il Kim si sentiva in dovere di insegnarli a fare le cose più disdicevoli, quelle che sapeva avrebbero fatto infuriare il nonno ed inevitabilmente allontanare il nuovo venuto.

Una volta in compagnia di un pointer maculato, saccheggiò il mobile scarpiera che conteneva praticamente tutte le calzature della casa.

Le scarpe finirono sparpagliate per il podere e ci toccò cercare per giorni senza comunque riuscire a trovarle tutte.

Ma il reato più grande che un cane di casa poteva commettere era andare a caccia dei polli del nostro pollaio.

Così lui, accompagnato dal cane di turno, si metteva in ferma davanti ai galletti ruspanti e fingeva di attaccarli, inducendo l’inesperto e di solito giovane collega, ad affondare il colpo.

Così … fin quando non venne scoperto. Ma eravamo troppo affezionati a quel cane per non perdonarlo, e lui rimase l’unico re della casa fino alla sua morte.

Si spense a 18 anni morendo di vecchiaia e riposa sotto il ciliegio ai margini del bosco vicino alla vigna nel campo di sotto.



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