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Giorgio dell’Osteria Vecchia e l’epopea del Nuffield

Giorgio dell’osteria vecchia era un immenso omone che incuteva rispetto. Si muoveva tra i suoi campi, che per lo più erano fazzoletti di terra sparsi sulla collina usando sempre il trattore, anche se il suo mezzo di locomozione preferito era la BCS, ovvero una macchina per tagliare l’erba, a tre ruote, con una lama davanti ed un enorme manubrio.

La parte con il seggiolino si poteva staccare dall’avantreno ed aveva una piccola ruota che si comandava con i piedi, spingendo sui pedali.

Ma per girare la ruotina posteriore non bastava, bisognava anche usare i freni delle ruote anteriori comandati da leve poste sotto le impugnature del manubrio come quelli delle biciclette.

Non ho mai provato un mezzo di locomozione più scomodo della BCS, ma nonostante la sua scomodità e la difficoltà nel guidarlo, era ciò che Giorgio Molinelli usava quotidianamente.

Aveva costruito un carretto di legno con due ruote prese da una vecchia bicicletta ed una serie di assicelle inchiodate tra di loro a formare una specie di reticolo pieno di buchi. Complessivamente il carretto aveva un’aria estremamente precaria. Spesso io e mio fratello approfittavamo di Giorgio per farci dare un passaggio dal Maiolo fino a Cassano e ci sedevamo su quel carretto facendoci sballottare per tutta la strada.

Giorgio si occupava dei campi del Maiolo in cambio di una parte del prodotto e di un litro di latte ogni giorno.

Non era mai stato scritto nulla, a quei tempi i contratti consistevano in una stretta di mano e nessuno si sarebbe mai permesso di disattenderli.

Così noi bambini avevamo il compito, ogni giorno, di andare all’osteria vecchia dopo la mungitura, verso le sei di sera, a prendere il latte.

Giorgio aveva per moglie l’Assunta, una brava donnina che si occupava della casa e del pollaio, e due figli, la Mariuccia in età da marito e Luigi, detto Luig, più giovane che aveva iniziato ad aiutarlo nei lavori in campagna.

Ma lui era il Re dell’Osteria Vecchia, forse un po’ troppo conservatore ma comunque un Re buono e lungimirante.

Quando la Mariuccia si sposò suo marito Gianni entrò a far parte della famiglia portando la sua passione per i trattori antichi.

Alla dotazione di mezzi agricoli dell’Osteria Vecchia mancava un trattore a ruote, e questo era uno dei maggiori crucci di Giorgio che stava da anni risparmiando per comperarne uno.

Fu il Gianni Villa a risolvere la situazione proponendo di comperare un vecchio trattore dismesso e rimetterlo a nuovo.

Così all’Osteria Vecchia arrivò un rottame di trattore arrugginito sul quale Gianni e Luig lavorarono senza sosta per una estate intera, facendo rivivere il NUFFIELD, ovvero un bellissimo trattore a ruote rosso fuoco!

Il Nuffield rosso divenne il trattore più popolare del paese, e con l’orgoglio di un Re, Giorgio iniziò ad utilizzarlo nei campi ed a pavoneggiarsi guidandolo in paese.

Una cosa però Giorgio non abbandonò mai e fu il carretto che aveva fatto per la BCS, così tutti i giorni girava per il paese e andava nei campi con il Nuffield al quale era attaccato quel precario e fantastico carretto.

Il motivo del giro quotidiano di Giorgio era il far erba per le bestie, ovvero ogni giorno caricava sul carretto il fer da sghè, ovvero la falce ed andava in uno dei suoi fazzoletti di terra a raccogliere l’erba medica che bastava per un pasto delle sue vacche.

Pensare di utilizzare la falciatrice di cui il Nuffield era dotato, era una cosa impensabile e troppo difficile, così ogni giorno l’omone portava con se la falce a mano e lo faceva anche quando per muoversi usava la BCS.

V’è da dire che il rapporto di Giorgio con le macchine agricole era molto particolare.

Un giorno faceva erba in un campo parecchio pendente del Maiolo, il trattore era spento con la marcia innestata e senza freno a mano, lui tagliava l’erba, e per sua comodità faceva in modo di avere sempre il carretto davanti a se per far meno fatica a caricarla.

Per muovere trattore e carretto, con la mano stando a terra premeva il pedale della frizione e la gravità muoveva il trattore fino a quando lui non lasciava il pedale.

Ma il Nuffield era un trattore antico e gli ingranaggi del cambio erano quel tanto usurati da far sì che il colpo del disinserirsi della frizione lo facesse mettere in folle.

Così il mostro venne liberato ed il trattore iniziò la sua corsa lungo la discesa, dapprima lentamente poi sempre più forte, sobbalzando sul pendio.

Io ed il Cecco osservavamo da lontano la scena, con Giorgio che urlava con tutto il fiato che aveva per avvertire del pericolo ed il trattore che prendeva sempre più velocità con sobbalzi sempre più grandi, fino a saltare la strada e a schiantarsi nel fosso maleodorante della fogna.

Fu Gianni, assieme a Luig, chiamati al capezzale del Nuffield, a constatarne la rottura del semiasse anteriore e a valutarne la prognosi come seria ma non grave.

Ci vollero quasi due mesi per rivedere il Nuffield per le strade di Cassano, ma Giorgio nel frattempo era tornato ad usare la BCS e non la abbandonò più.

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