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Le prugne della Casassa

Andando verso Biana, restando a mezza costa, poco sotto il Castelletto, sorge la Casassa. Il luogo è bellissimo soprattutto perché da lì si gode un panorama mozzafiato.

Ci si arriva arrampicandosi da cassano fino ai Rampi e poi imboccando una strada che continua a mezza costa in piano serpeggiando lieve fino al gruppo di case chiamato appunto la Casassa.

Ai nostri tempi i proprietari erano due fratelli li Lino e sua sorella, e siccome il fondo era troppo piccolo per poterci vivere, il Lino faceva il camionista, ed il fondo lo coltivava per hobby.

Recentemente il Cecco ha comperato il fondo che fu del Lino e di sua sorella, che veniva chiamata la Linona ed il cui vero nome nessuno ha mai saputo, e con esso anche alcune delle case che costituiscono il borghetto rurale della Casassa.

Sorgono in un luogo panoramico appena sotto il Castelletto le cui rovine dominano la valle e che, in epoca medioevale, consentivano di tener d’occhio il territorio fino a Bettola.

Dalla Casassa oltre a godersi di un panorama mozzafiato sul Nure, e nelle lotti d’inverno, quando l’inquinamento luminoso è scarso, si può osservare un cielo stellato di rara bellezza.

Poco distante dalla Casassa c’è un albero di prugne.

Non so come l’idea nacque, fatto sta che pensammo di andare a rubare quelle prugne.

Il nonno Marcello aveva da poco comperato il trattore a ruote e noi ancora bambini avevamo imparato a guidarlo. Così io, che ero il più grande, mi misi alla guida del trattore con mio fratello seduto sul parafango. La meta era l’Osteria Vecchia dove avremmo preso in prestito, di nascosto, il carretto della BSC di Giorgio Molinelli, e qualche sacco di juta da riempire con la refurtiva.

Sul carretto raccogliemmo una banda di ragazzini, tutti ansiosi di partire per quella grande avventura, e via, verso la Casassa come se fossimo su un veliero pirata.

Eravamo così tanti che a far man bassa delle prugne rosse di quell’enorme albero, ci mettemmo pochissimo tempo, del resto eravamo pirati e dovevamo fare in fretta.

Ma nel mentre che stavamo terminando di spogliarlo, ecco affacciarsi la Linona, che evidentemente stava venendo anche lei a raccogliere prugne.

Ci vide ed iniziò a sbraitare, mulinando in aria il secchio che portava con se.

Così fuggimmo a spingendo il trattore alla sua massima velocità, che era di 36 chilometri orari.

Giunti a Cassano distribuimmo prugne a tutti, e quasi la metà del bottino finì sulle tavole dei Cassanesi.

La notizia circolava in fretta nel paese, del resto una simile azione di pirateria non si era mai vista, ed in più quel distribuire la refurtiva alla gente la ammantava di una nobiltà tutta sua.

Fatto sta che la voce arrivò al nonno Marcello dopo pochissimo.

Lui quella volta non ci sgridò ma ci costrinse a tornare alla Casassa con le prugne rimaste ed a restituirle ai legittimi proprietari chiedendo scusa.

Anche Giorgio Molinelli si arrabbiò quel giorno, perché non trovava il suo carretto da attaccare alla BCS, ma per fortuna era uomo di spirito, e si fece una risata quando seppe a cosa era servito.

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